Creare videogiochi significa anche aiutare gli altri. Lo sanno bene gli sviluppatori dei serious game che cercano in ogni loro prodotto di coniugare il divertimento con propositi positivi: dall’apprendimento fino al supporto terapeutico di disturbi complicati come quelli dello spettro autistico. Con l’aiuto di professionisti, infatti, avevamo spiegato nei precedenti articoli come si possano creare dei veri e propri percorsi curativi attraverso lo schermo di un qualsiasi dispositivo.

Ma se da un lato i software ci aiutano sul piano terapeutico, possono anche fornire dei mezzi per facilitare la comunicazione dei soggetti aventi questo disturbo. Esistono in commercio moltissimi dispositivi volgarmente chiamati “comunicatori” che presentano una serie di funzioni atte proprio a questo fine e che non si limitano soltanto al lato medico ma cercano di facilitarne la vita a 360°. 

Per essere più precisi questi dispositivi semplificano la convivenza con diverse problematiche: disturbi dello spettro autistico ma pure afasia, vari disturbi di linguaggio e aiuto nell’inclusione scolastica.

Uno dei loro più grandi limiti? Sicuramente il costo proibitivo che rende questo genere di apparecchi disponibili soltanto per una élite che può permetterseli. Altro limite è costituito dall’hardware dedicato che in caso di problemi può essere riparato o comunque sostituito solo dall’azienda che l’ha creato. Da questo aspetto si può trarre un discorso simile per quanto riguarda il software, modificabile e aggiornabile solo da coloro che commercializzano il prodotto.

La creazione di applicazioni o giochi che invece prescindano dal dispositivo ma che siano fruibili da qualsiasi posizione rappresenterebbe sicuramente un passo verso la semplificazione e il possibile utilizzo da parte di tutti. Una strada in realtà possibile, ma ancora non troppo battuta.


Uno sviluppo di tali applicazioni e la diffusione di questi strumenti, porterebbe inoltre dei vantaggi indubbi in termini di competizione e quindi di qualità degli stessi software. La nostra collaborazione con esperti del settore sanitario ed educatori sarebbe comunque fondamentale: d’altra parte, così facendo, un qualsiasi developer con il giusto aiuto potrebbe comporre del codice utile a ottimizzare questo queste piattaforme.

A Blaster Foundry desideriamo vivere in un mondo migliore, un mondo più accessibile per tutti.  “Gamificare”, produrre giochi e applicativi, sono queste le armi potentissime che adoperiamo. Tuttavia, tutto ciò potrebbe significare nulla se non ci ponessimo sempre come obiettivo l’allietare e il semplificare la vita dei nostri clienti e di chi ci sta intorno. 

Le collaborazioni con enti del terzo settore sono proprio dovute a questo: dimostrare quest’impegno servendosi di canali, specialisti e professionisti che siamo sicuri lo renderanno proficuo.

Noi crediamo che (video)giocando si possa rendere migliore la nostra società  e cerchiamo chi ci appoggi in questo sogno.

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